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La Cenerentola

NOTE DI REGIA

 

Questa produzione parte dal concetto che nella storia di Cenerentola nessuno è quel che sembra; sviluppandosi poi verso la sostanziale differenza tra l’essere e l’apparire, cifra cardine su cui poggia l’intera vicenda e su cui si basa tutto il progetto registico.
In effetti in questo capolavoro rossiniano tutti i personaggi, o per loro scelta o per scelta di altri, appaiono per quello che non sono realmente; i ricchi appaiono poveri e i poveri vogliono apparire ricchi, i cattivi fanno di tutto per sembrare buoni e i buoni sono brutti e sporchi, ma nessuno è veramente per come appare!     Tutti i personaggi sembrano imprigionati in una situazione lontana dalla loro vera natura e solamente alla fine potranno liberarsi da queste costrizioni. Ogni personaggio si presenta per quello che non è, se ci pensiamo bene Rossini precorre i tempi e ci suggerisce il problema dell’essere e dell’apparire, oggi più che mai di forte attualità viste le molteplici maschere che siamo costretti a portare perché imposte dalla società, sono esattamente quelle che ritroviamo in questo dramma giocoso. Forse la vita stessa è un dramma giocoso?

 

Chiara la volontà di far arrivare al pubblico tutto questo e non solo, un’altra attenzione particolare è quella di  mostrare anche quello che di solito viene solo raccontato, spesso nell’opera ci sono scene date per scontato ma non presenti nella rappresentazione, eppure a volte sono fortemente importanti per la storia stessa e si dedicano a loro poche righe del libretto e c’è il rischio che qualche spettatore perda dei passaggi, volevo avere un occhio di riguardo per lo spettatore e fargli vedere qualcosa di nuovo e spiegargli per filo e per segno tutti i passaggi della storia, volevo accompagnare il pubblico per mano, volevo che imparasse divertendosi, per cui visualizzare scene inedite per rendere questo allestimento diverso dagli altri per comprensione e divertimento. Per esempio fin da subito ho voluto sfruttare la sinfonia iniziale per spiegare con gesti semplici  l’inganno che si sta architettando con il cambio tra il Principe Ramiro e il servo Dandini. L’azione comincia sulle note del preludio con il sipario chiuso, ai margini del boccascena ci sono due bauli ricoperti da un lungo velo da sposa che attraversa tutta la ribalta. Alidoro mima e comanda il suo piano a Dandini che aiuterà il Principe a trovare la sua sposa. Importante è sfruttare ogni momento per spiegare al pubblico qualsiasi passaggio, non dare nulla per scontato, rendendo così comprensibile l’opera anche per un bambino.

 

Altra caratteristica fondamentale, per le dinamiche di regia, è come i personaggi si dividono in due gruppi ben delineati ma che al tempo stesso interagiscano tra loro senza creare disequilibri; da una parte chi porta davvero avanti la storia ossia Alidoro con Ramiro e Cenerentola e dall’altra parte chi arricchisce la storia ossia Don Magnifico con Clorinda e Tisbe e per concludere Dandini. Credo inevitabili che questi ultimi quattro debbano essere molto caricaturati in qualsiasi momento, sono gli elementi di disturbo e di divertimento, sempre esagerati per evidenziare le differenze di ceto e di educazione con gli altri tre. Dandini non può essere un principe garbato come Ramiro perché non ha le basi e i rudimenti per esserlo, ma sarà volgare e fuori controllo, impacciato nei modi regali così materiale e grossolano nell’approccio femminile. Don Magnifico, Clorinda e Tisbe non sono nobili d’animo e neanche nei modi infatti sono grotteschi, volgari ed eccentrici, eccessivi perché hanno una visione distorta della nobiltà, un visione superficiale legata molto all’apparire e non all’essere.

 

La regia si fonda su questi scambi di ruolo e accentuate caratterizzazioni senza mai perdere di vista la veridicità: come potrebbe un Principe svolgere tutte quelle mansioni che fino ad allora ha semplicemente ordinato di fare? Come potrebbe un servo conoscere tutti quei codici comportamentali a cui un futuro regnante deve sottostare? Come potrebbe una famiglia, che vive da tempo nella miseria, nascondere questa condizione senza cadere nel grottesco? La direzione registica tiene conto di tutto questo, portando sul palco dei personaggi che interpretano in modo maldestro dei ruoli che non gli appartengono, nulla è nascosto al pubblico perché tutto è per il pubblico.

 

Don Magnifico, Clorinda, Tisbe e Dandini sono sempre delle macchiette esilaranti, ma nonostante tutto questo non ho voluto rinunciare ad anche il lato più dark della favola; ricordiamoci che la storia originale è tutt’altro che per bambini, non è tutto rosa e fiori come Disney a suo modo ha disegnato, ma tutt’altro ci sono pagine violente e crudeli, e non ho voluto perderle in un buonismo zuccheroso, ho voluto fortemente che in alcune scene il lato oscuro della storia venisse fuori ed assaporato amaramente dal pubblico: Tisbe e Clorinda con sgarbo e capirci non di rado allontaneranno di forza sia Cenerentola che Ramiro, creduto semplice servo “con quell’animo plebeo, con quell’aria dozzinale”, così come è molto evidente questo lato “violento” nella scena dove Cenerentola deve portare il bastone da passeggio a Don Magnifico qui l’oggetto diventa un’arma contro la ragazza con minacce esplicite, oppure la scena del temporale che è l’occasione per mostrare la rabbia e la vendetta delle sorellastre nello sfogarsi contro la protagonista.

 

L’altro aspetto a cui tengo molto è l’uso di oggetti per far vivere la vicenda: è importante che i cantanti lirici non stiano mai “con le mani in mano”, mai trovarsi costretti a dover fare gesti irreali o posizioni operistiche stereotipate,  questi manierismi sono passati ed obsoleti e bisogna puntare ad una teatralità naturale anche in una situazione favolistica come questa, solamente così il pubblico potrà rivedersi nei personaggi e riflettere su quello che sta osservando, bisogna costringere il cantante ad azioni reali e veritiere, vivere emozioni evidenti perché lo spettatore le colga.

 

Per esempio nella scena quarta del primo atto il Principe Ramiro, travestito da servo, incontra per la prima volta Cenerentola. Momento importante ed emblematico: Ramiro inizialmente vede solo l’ombra di Cenerentola e ne è subito ammaliato, una sagoma illuminata dal fuoco del camino che si staglia su uno dei panni appesi nella casa di Don Magnifico. Il bello è che Ramiro vede soltanto un’ombra e già se ne innamora, un controluce dietro ad un lenzuolo, un’ombra come se fosse l’anima di Cenerentola.
L’intero duetto sarà un continuo nascondersi e svelarsi attraverso i panni che sono stesi in casa; entrambi hanno paura che i propri abiti, mera apparenza, possano pregiudicare l’incontro. Fra i due ci sarà uno scambio di sguardi che andrà oltre a tutte le apparenze, “un soave non so che, in quegl’occhi scintillo”, e arriverà dritto al cuore dei due innamorati “io vorrei saper perché il mio cor mi palpitò”. Il tutto prosegue teneramente con Cenerentola che si fa aiutare a piegare i panni da quello che lei crede un semplice servo.

 

Diversi esempi possono spiegare l’uso di oggetti in scena per aiutare i cantanti a vivere l’opera in modo più naturale:

 

IL VELO NUZIALE – la scena Cazulo
Se osserviamo l’ingresso del coro è caratterizzato da un oggetto molto partcolare quanto inevitabile, un velo da sposa di 25 metri,(lo stesso che è apparso all’inizio dell’opera, che sarà il simbolo di questa ricerca nuziale). Durante il concertato, il coro avvolge Clorinda e Tisbe col velo nel quale le due rimarranno letteralmente fasciate; il piano di Alidoro ha appena avuto inizio e sembra che qualcuno sia già caduto nella trappola! Cazulo in brasiliano è il modo per chiamare la larva, l’idea era quella di imprigionare le due sorellastre come in una larva, il baco da seta!

 

LA CARROZZA.
Volevo fortemente una carrozza in scena non tanto per un discorso filologico ma perché volevo che il pubblico vedesse una magia, con tutti gli oggetti di scena la costruzione di una carrozza.
Quali potevano essere gli elementi per costruire una carrozza?
Ci vuole una struttura di base, una copertura che dia il disegno e…due ruote!


LA STRUTTURA.

Quando Magnifico, nominato “cantiniere”, torna dalla sua scrupolosa degustazione di vini ubriaco, su di un mezzo di trasporto che merita d’essere analizzato attentamente.
Le casse di vino, infatti, possono essere facilmente spostate perché munite di rotelle.


LA COPERTURA.

La festa procede tranquilla fino all’arrivo di una dama incognita (Cenerentola ,d’oro vestita e smanigli di conseguenza)
Il coro, portando grossi archi di sfere luminescenti, si dispone in due file per poi aprirsi creando un tunnel che accompagna l’avanzata della dama misteriosa; il tutto mentre un fila di piccole voliere scendono dall’alto, incorniciando questo momento d’incanto. Finito il ballo il Principe è deciso a ritrovare la sua bella; ed ecco che ritornano le casse di vino, che verranno trasformate in un cocchio molto particolare: il coro sistema, inserendoli nella struttura lignea, gli archi luminosi, posiziona il trono sulla struttura, mentre i due grandi candelabri vengono rovesciati e inseriti come ruote.

 

A conclusione di questa mia analisi vorrei riportare il commento alla regia di Nicola Salmoiraghi apparso sul numero di Aprile del mensile l’Opera:
“ …la regia de La Cenerentola, accolta trionfalmente a tutte le recite, è stata affidata al giovane regista italiano Davide Garattini, che ha creato uno spettacolo fresco, spumeggiante, scintillante di idee vivaci ed accattivanti. Niente di trasgressivo o che stravolga la tradizione, ma tanti tocchi intelligenti e personali.”

 

DIRECTION NOTES

 

 

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